La prima cosa bella di giovedì 12 marzo 2020

La prima cosa bella di giovedì 12 marzo 2020 sono le campane alle sette della sera, che suonano a Bologna per chiamare a raccolta contro l’emergenza. I rintocchi partono nello stesso istante da tutti i campanili della diocesi e si diffondono nella città deserta, fanno eco nella piazza vuota, rimbalzano contro le serrande abbassate dei bar, vagano  per i vicoli del centro e gli stradoni di periferia. È un messaggio universale, anche per chi religioso non è. Come noto, la campana suona per tutti noi. Non importa sapere che è stata battezzata con acqua, cosparsa d’olio e d’incenso. Non importa riconoscere il suono, sapere che è il doppio bolognese, una tecnica cinquecentesca nata quando venne issata la seconda campana perché nemmeno uno strumento può vivere da solo. Basta ascoltarla e sentire che un’altra risponde. Hanno cominciato domenica scorsa e continueranno fino al 17 marzo, per nove sere, una novena voluta dall’arcivescovo Zuppi. Esiste anche una preghiera laica, collettiva e muta, fatta di assenso e riconoscimento, di rispetto e fiducia, negli altri come nel destino. Curiosamente ieri più persone, da Bologna, mi hanno mandato un sonoro delle campane delle sette di sera, come per propagarlo, per annullare la distanza proprio mentre la stiamo tenendo. 

La prima intervista del Pres. Bonetti

Resto del Carlino Bologna, 14 aprile 2019 – «Trasmettere ai più giovani i valori del lavoro di squadra, del divertirsi in compagnia e del rispetto reciproco, attraverso l’antica tradizione campanaria che si tramanda da generazioni». Questo l’obiettivo di Stefano Bonetti che, a soli 39 anni, è stato eletto nuovo presidente dell’Unione campanari bolognesi. Nata il 21/04/1912, l’associazione si propone di tenere in vita l’antica tradizione della città.

Cos’ha di così speciale questa tradizione?

«È la tecnica che usiamo, ci fa sentire un tutt’uno con la campana. È speciale perché è solo nostra, anche se molti hanno preso ispirazione, soprattutto in regione. Restiamo comunque gli unici a suonare la campana corpo a corpo, cercando di governarla, è una sensazione incredibile».

Cosa sente mentre la suona?

«È come vincere una gara di moto gp, riuscire a controllarla è una questione di impegno, concentrazione e tanta esperienza, non si finisce mai di imparare. Io suono da 25 anni e penso di avere ancora tanta strada da fare».

Cos’ha provato quando ha suonato per la prima volta?

«Avevo 14 anni ed ero in processione a Poggetto, il paese dove vivevo, quando ho visto gli antichi maestri campanari suonare. Una grande curiosità mi ha spinto a provare e così mi sono avvicinato e ho chiesto se potevo suonare con loro. Inizialmente ero intimorito dalla campana che oscillava, poi sono riuscito a controllarla e mi sono venuti i brividi. Da quel momento ho suonato più di 400 campane, sparse in tutta la regione… sai, noi campanari teniamo il conto. Non puoi far altro che innamorartene».

E oggi sente le stesse emozioni?

«Certo, quando inizi a suonare non smetti più. Io faccio il metalmeccanico, un lavoro faticoso, e per me la campaneria è una disciplina che mi permette di staccare la spina. Certo, anche suonare le campane richiede un certo sforzo, ma se fatto con piacere e in compagnia può regalare soddisfazioni incredibili».

Come presidente quali obiettivi si pone?

«Mantenere la tradizione viva, in primis. Non possiamo perdere i valori che da generazioni trasmettiamo attraverso quest’antica disciplina. Per farlo abbiamo bisogno di avvicinare i giovani. Abbiamo provato a girare per le scuole per far conoscere quest’arte e invitare i più piccoli a provare».

Quale è stato il risultato?

«Fino a qualche anno fa l’unione contava moltissimi allievi. Per loro, l’accademia campanaria è stata una sorta di scuola di vita dove imparare il rispetto per chi ha più esperienza. Il rapporto fra maestro campanaro e allievo è fondamentale, solo ascoltando, osservando, con pazienza e generosità, un giovane può apprendere da chi ha imparato quest’arte molti anni prima. Oggi è più difficile avvicinare i giovani; i tempi sono cambiati e le antiche tradizioni stanno morendo e con loro tanti valori importanti. Ma noi non ci arrendiamo, la tradizione campanaria è fondamentale per questo territorio in quanto strumento di aggregazione e socialità».

E allora, come diffondere questi valori?

«Facendo capire alla gente quanto sia appagante suonare in squadra, tutti insieme, con spirito di solidarietà e partecipazione».