La prima cosa bella di giovedì 12 marzo 2020

La prima cosa bella di giovedì 12 marzo 2020 sono le campane alle sette della sera, che suonano a Bologna per chiamare a raccolta contro l’emergenza. I rintocchi partono nello stesso istante da tutti i campanili della diocesi e si diffondono nella città deserta, fanno eco nella piazza vuota, rimbalzano contro le serrande abbassate dei bar, vagano  per i vicoli del centro e gli stradoni di periferia. È un messaggio universale, anche per chi religioso non è. Come noto, la campana suona per tutti noi. Non importa sapere che è stata battezzata con acqua, cosparsa d’olio e d’incenso. Non importa riconoscere il suono, sapere che è il doppio bolognese, una tecnica cinquecentesca nata quando venne issata la seconda campana perché nemmeno uno strumento può vivere da solo. Basta ascoltarla e sentire che un’altra risponde. Hanno cominciato domenica scorsa e continueranno fino al 17 marzo, per nove sere, una novena voluta dall’arcivescovo Zuppi. Esiste anche una preghiera laica, collettiva e muta, fatta di assenso e riconoscimento, di rispetto e fiducia, negli altri come nel destino. Curiosamente ieri più persone, da Bologna, mi hanno mandato un sonoro delle campane delle sette di sera, come per propagarlo, per annullare la distanza proprio mentre la stiamo tenendo. 

GEP – GIORNATA EUROPEA del PATRIMONIO

ll prestigioso lavoro di recupero e ristrutturazione della cella campanaria del Duomo di Ferrara del 2OO7 e le più recenti necessità di interventi tecnici all’interno delle celle campanarie dei campanili danneggiati dal sisma del 2O12, per interessamento dell’architetto Ambrogio Keoma e della Sovrintendente Cristina Ambrosini (Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio per la città metropolitana di Bologna e le province di Modena, Reggio Emilia e Ferrara), hanno portato alla apertura presso il Segretariato Regionale di un tavolo di lavoro che ha coinvolto tutte le associazione campanarie del territorio allo scopo di redigere un documento tecnico da utilizzare per eseguire opere di restauro, recupero e ricostruzione tutelando e salvaguardando la tradizione campanaria Bolognese del suono manuale a doppio.
ll risultato, per volontà della Sovrintendenza stessa, ha portato alla redazione di un protocollo d’intesa che definisce le linee guida di cui tenere conto e da applicare in fase di progettazione, ricostruzione e manutenzione delle celle campanarie e di quanto in esse contenuto. Tale protocollo, abbozzato in un primo incontro tenutosi presso la Sovrintendenza stessa il 30 agosto 2018, alla presenza dei rappresentanti
delle Diocesi dell’ampio territorio coinvolto, è stato poi firmato il 27 Febbraio scorso da tutte le Associazioni Campanarie; Unione Campanari Bolognesi, Gruppo campanari Ferraresi, Gruppo Campanari Padre Stanislao Mattei, Unione campanari Modenesi, Unione Campanari Reggiani.
La Sovrintendenza aveva già espresso in quella occasione di voler promuovere e diffondere questo documento tecnico nel corso del 2019 e 2O2O; tempi e modalità sono in fase di sviluppo. Ha inoltre manifestato la volontà di presentare al Mibact, durante le Giornate Europee del Patrimonio che si terranno il prossimo 21 e 22 settembre, una serie di luoghi aperti ed eventi dedicati al mondo campanario del nostro
territorio; zona che parte da Bologna, Modena, Ferrara, per allargarsi fino a Reggio Emilia.
Abbiamo presentato alle Diocesi di riferimento l’idea e la bozza del programma ottenendo parere positivo; a seguito di incontri fra le nostre associazioni e incontri in sovrintendenza abbiamo definito un programma di iniziative di ambito campanario, aggiungendo la data di apertura del 15 settembre, con una accademia in San Petronio alle ore 11.3O, data già prevista nel nostro calendario di attività che ci vede
ospitare al mattino alle 9,30 una delegazione di carilloner di Uffecht che ha espressamente richiesto una accademia di suono. La giornata del 22 settembre vede protagonisti i campanari Reggiani presso il campanile della Basilica della Beata Vergine della Ghiara. Nella giornata di domenica 22|’attenzione sarà focalizzata sulle recenti opere di restauro che hanno portato alla riapertura di luoghi di culto colpiti dal
sisma e campanili relativi. Si aprono e sono visitabili in quella giornata anche le scuole campanarie così da divulgare la nostra attività di insegnamento pratico e teorico per vedere tramandata la nostra particolare arte e continuare ad essere i custodi di un prezioso patrimonio culturale immateriale.
Compatibilmente con gli spazi riservati agli ospiti che avranno ovviamente la precedenza siete tutti invitati a partecipare agli eventi delle tre giornate per trasmettere la passione e l’esperienza che ci contraddistinguono a tutti coloro che verranno a trovarci in quelle giornate.

Trovate anche alcuni link che vi invitiamo a consultare per meglio comprendere questo lavoro di tutela e conservazione o per valutare altri luoghi interessanti da visitare.

http://www.archeobologna.beniculturali.it/mostre/2019_campanerie_emiliane.htm

http://www.beniculturali.it/mibac/export/MiBAC/sito-MiBAC/Contenuti/MibacUnif/Eventi/visualizza_asset.html_1369493571.html

http://www.beniculturali.it/mibac/export/MiBAC/sito-MiBAC/Contenuti/MibacUnif/Eventi/visualizza_asset.html_1190233817.html

https://www.beweb.chiesacattolica.it/notizie/1368/La+tradizione+campanaria+e+la+rinascita+dell’Emilia+colpita+dal+sisma+del+2012

La prima intervista del Pres. Bonetti

Resto del Carlino Bologna, 14 aprile 2019 – «Trasmettere ai più giovani i valori del lavoro di squadra, del divertirsi in compagnia e del rispetto reciproco, attraverso l’antica tradizione campanaria che si tramanda da generazioni». Questo l’obiettivo di Stefano Bonetti che, a soli 39 anni, è stato eletto nuovo presidente dell’Unione campanari bolognesi. Nata il 21/04/1912, l’associazione si propone di tenere in vita l’antica tradizione della città.

Cos’ha di così speciale questa tradizione?

«È la tecnica che usiamo, ci fa sentire un tutt’uno con la campana. È speciale perché è solo nostra, anche se molti hanno preso ispirazione, soprattutto in regione. Restiamo comunque gli unici a suonare la campana corpo a corpo, cercando di governarla, è una sensazione incredibile».

Cosa sente mentre la suona?

«È come vincere una gara di moto gp, riuscire a controllarla è una questione di impegno, concentrazione e tanta esperienza, non si finisce mai di imparare. Io suono da 25 anni e penso di avere ancora tanta strada da fare».

Cos’ha provato quando ha suonato per la prima volta?

«Avevo 14 anni ed ero in processione a Poggetto, il paese dove vivevo, quando ho visto gli antichi maestri campanari suonare. Una grande curiosità mi ha spinto a provare e così mi sono avvicinato e ho chiesto se potevo suonare con loro. Inizialmente ero intimorito dalla campana che oscillava, poi sono riuscito a controllarla e mi sono venuti i brividi. Da quel momento ho suonato più di 400 campane, sparse in tutta la regione… sai, noi campanari teniamo il conto. Non puoi far altro che innamorartene».

E oggi sente le stesse emozioni?

«Certo, quando inizi a suonare non smetti più. Io faccio il metalmeccanico, un lavoro faticoso, e per me la campaneria è una disciplina che mi permette di staccare la spina. Certo, anche suonare le campane richiede un certo sforzo, ma se fatto con piacere e in compagnia può regalare soddisfazioni incredibili».

Come presidente quali obiettivi si pone?

«Mantenere la tradizione viva, in primis. Non possiamo perdere i valori che da generazioni trasmettiamo attraverso quest’antica disciplina. Per farlo abbiamo bisogno di avvicinare i giovani. Abbiamo provato a girare per le scuole per far conoscere quest’arte e invitare i più piccoli a provare».

Quale è stato il risultato?

«Fino a qualche anno fa l’unione contava moltissimi allievi. Per loro, l’accademia campanaria è stata una sorta di scuola di vita dove imparare il rispetto per chi ha più esperienza. Il rapporto fra maestro campanaro e allievo è fondamentale, solo ascoltando, osservando, con pazienza e generosità, un giovane può apprendere da chi ha imparato quest’arte molti anni prima. Oggi è più difficile avvicinare i giovani; i tempi sono cambiati e le antiche tradizioni stanno morendo e con loro tanti valori importanti. Ma noi non ci arrendiamo, la tradizione campanaria è fondamentale per questo territorio in quanto strumento di aggregazione e socialità».

E allora, come diffondere questi valori?

«Facendo capire alla gente quanto sia appagante suonare in squadra, tutti insieme, con spirito di solidarietà e partecipazione».