DOCUMENTI

DISPOSIZIONE SUL SUONO DELLE CAMPANE

NELLA DIOCESI DI BOLOGNA

Il  presente documento, pubblicato in “BOLLETTINO DELL’ARCIDIOCESI DI BOLOGNA”, tratta la regolamentazione concernente il suono delle campane ottemperando ai limiti imposti dalla legge n.447/1995 sull’inquinamento acustico, ma senza abdicare le  competenze ed i diritti spettanti alla Chiesa cattolica. La sostanziale sintonia con la nostra impostazione ed i nostri intenti rende questo documento una vera e propria difesa della tradizione campanaria bolognese, con significative prese di posizione contro le elettrificazioni indiscriminate  e mal eseguite(sulle quali lo stesso Vicario generale si era già espresso in specifica circolare del 03 dicembre 1990) e a favore delle iniziative anche non strettamente liturgiche promosse dai campanari  ( come gare e relative prove). Questa pubblicazione ha l’intento di far conoscere questo documento a tutti i campanari i quali potranno metterne in pratica lo spirito e le lettera e, nel caso in cui si presentasse la necessità, chiederne uguale rispetto da parte del Clero.

 

Bollettino Archidiocesi di Bologna N° 71, 1990 pag. 389-391                                                                                                  Rev.mi Parroci                                                                                                 Rev.mi Rettori di Chiese

Oggetto: Elettrificazione delle campane.

Vengono sempre più reclamizzati da varie ditte sistemi di elettrificazione delle campane, che trovano facilmente accoglienza soprattutto data la difficoltà crescente di avere i campanari sia per il suono dei segnali, sia per le esecuzioni più solenni. 

A questo riguardo preme all’Autorità Diocesana ricordare che i complessi delle campane sono tutelati dalle norme ecclesiastiche come tutti gli altri arredi adibiti per la Liturgia, e non si può fare nessun intervento che modifichi la loro struttura senza la preventiva autorizzazione di questa Curia, la quale si avvale della consulenza della “Commissione per le Campane”, prevista all’interno della commissione Diocesana di Musica Sacra. Per aiutare i Parroci e i Rettori delle Chiese, comprese quelle dei Religiosi, in questa materia, e orientarli previamente, allego un promemoria preparato dalla citata Commissione, al quale è necessario attenersi.  La tutela dell’arte campanaria bolognese, che rappresenta un ruolo tipico ed unico di eseguire i concerti di campane, è un impegno della nostra Chiesa, che intende mantenere i    valori devozionali, estetici e culturali che in essa sono presentati.

Qualora il Parroco o Rettore di Chiesa intendesse fare un intervento del tipo descritto ai n. 2-3-4 del promemoria allegato, dovrà chiedere la previa autorizzazione scritta alla Curia e la consulenza della Commissione per le Campane inviando la richiesta e ogni utile documentazione all’Ufficio Liturgico presso Curia Arcivescovile –  Bologna.

Si ricorda comunque che non sarà autorizzato nessun intervento che renda impossibile il suono delle campane “alla bolognese”.

                Cordiali saluti

Bologna. 3 dicembre   1990

Mons. Claudio Stagni

Vicario Generale

 

 

PROMEMORIA

(allegato alla lettera del Vicario Generale in data 3 dicembre 1990)

L’esercizio delle tecniche campanarie bolognesi notoriamente richiede che le campane siano equipaggiate ed installate secondo talune tipiche modalità sempre rispettate in tutti i montaggi eseguiti nelle nostre zone, fino a quando ditte senza radici locali hanno cominciato ad introdurre automatismi che nulla hanno a che vedere con la nostra tradizione e che anzi spesso la contraddicono.

Non ci nascondiamo che in taluni casi si rende desiderabile da parte dei sacerdoti l’adozione di sistemi automatici che provvedano ai più comuni segnali giornalieri; è però necessario che tali meccanismi rispondano a determinate caratteristiche che porremo ora in evidenza.

Gli interventi che si possono eseguire sono i seguenti (enumerati e descritti in ordine di preferenza):

1.   Impianto ad altoparlanti, che diffondono il suono registrato delle campane dello stesso campanile o di altro. Questo è il sistema a tutt’oggi preferito, ed è di larghissima diffusione.  I motivi sono i limitati costi d’impianto e di manutenzione, la totale indipendenza dalle campane e dalla loro incastellatura, la fedeltà della riproduzione, che oggi ha raggiunto livelli davvero notevoli. E’ bene tuttavia non eccedere nella durata della trasmissione.

2.   Impianto ad elettro-battenti. Si tratta di martelli che percuotono all’esterno le campane ferme e che possono essere collegati ad un meccanismo automatico ad orologeria o ad una tastiera (per consentire l’esecuzione di musica a piacere).  E’ un buon sistema, che non interferisce con la rotazione delle campane né con la possibilità di suonarle “alla bolognese”, purché si abbia l’avvertenza di montare i martelli in posizione tale da non impedire i movimenti dei campanari (per questo è utile la consulenza di un esperto).

3.   Impianto con motori che muovono le campane fino ad una modesta altezza, per procurarne il suono “a distesa”.  Un intervento del genere è bene che sia limitato ad una campana sola (del resto largamente sufficiente per le consuete esigenze: Angelus, Ave Maria, richiami per la Messa). E’ necessario che il meccanismo sia facilmente isolabile dalla campana (con rapido sganciamento di una catena o simile) e che l’installazione non alteri né il ceppo della campana (a parte l’inevitabile aggiunta di una ruota), nè la stanga per il suono a mano, né il battaglio, né la collocazione della campana stessa. Rivolgersi a ditte serie e chiedere la consulenza della Commissione per le Campane.

4.   L’intervento peggiore è la motorizzazione di tutte le campane che, anche quando è eseguita secondo la tecnica meno dannosa descritta a proposito dell’elettrificazione di una sola campana, resta laboriosa da disattivare per il suono a mano, è di scarsissimo valore estetico e di elevato costo sia per l’impianto che per la manutenzione. Quando poi viene promesso il suono “a doppio”, che richiede l’arresto della campana con la bocca verso l’alto, i problemi si moltiplicano. Alcune ditte smantellano i ceppi precedenti e fissano le campane a propri ceppi contrappesati ed incavati per incassarvi parzialmente le campane stesse. L’intervento piace a tali ditte perché è di più rilevante entità (e quindi più costoso) ed insieme tecnicamente più semplice. Il danno consiste nell’impossibilità di praticare il suono “alla bolognese”, nella diminuita qualità del suono (che viene prodotto per caduta del battaglio) e nella possibilità (già verificatasi) che tale tipo di percussione provochi la rottura della campana. Altre ditte lasciano l’armatura preesistente cercando di affidare il mantenimento “in piedi” della campana a fermi di vario tipo che però si rivelano inefficaci in tutti quei casi (che, specie nelle zone di pianura, sono la quasi totalità) in cui i campanili oscillano. Senza dire che il tempo musicale delle esecuzioni migliori è molto irregolare, né si possono eseguire “scappata”,”calata” e “tirate basse”.  Tutto questo comporta la spesa di somme i cui interessi annui basterebbero largamente a coprire i costi del servizio svolto dai campanari nelle feste principali.

                                                                    LA COMMISSIONE PER LE CAMPANE

 

 

 

 

 

 

Bollettino Archidiocesi di Bologna, a.XC, N° 8, settembre 1999.

ATTI DEL VICARIO GENERALE

  DISPOSIZIONI SUL SUONO DELLE CAMPANE

 

 

PREMESSE

«Risale all’antichità l’uso di ricorrere a segni o a suoni particolari per convocare il popolo cristiano alla celebrazione liturgica comunitaria, per informarlo sugli avvenimenti più importanti della comunità locale, per richiamare nel corso della giornata a momenti di preghiera, specialmente il triplice saluto della Vergine Maria (Benedizionale, n. 1455). Il suono delle campane e regolato dall’Autorità Ecclesiastica a norma della legge concordataria. Una sentenza della Corte di Cassazione I.a Sezione Penale (n. 2316 del 19/05/1998) relativa alla legge sull’inquinamento acustico (n. 447/1995), richiede da parte dell’Autorità Ecclesiastica alcune indicazioni in questa materia. La sentenza della Corte di Cassazione di cui sopra, rifacendosi alla legge citata e all’art. 659 dei Codice Penale, ricorda che:

a) il rumore prodotto dal suono delle campane di una chiesa «al di fuori del collegamento con funzioni liturgiche può dar luogo al reato previsto dall’art. 659 del C.p. non diversamente da quello prodotto da qualsiasi altro strumento sonoro.

b) nell’amlbito delle funzioni liturgiche – la cui regolamentazione nel  vigente diritto concordatario, è riconosciuta alla Chiesa cattolica – (il suono delle campane) integra il predetto reato solo in presenza di circostanze di fatto che comportino il superamento della soglia della normale tollerabilità e in assenza di specifiche disposizioni emanate dall’Autorità ecclesiastica intesa a recepire tradizioni e consuetudini atte a meglio identificare, in relazione alla non continuità del suono e al suo collegamento con particolari momenti forti della Chiesa, il limite della normale tollerabilità. In pratica, la sentenza citata afferma che:

– fuori dell’uso liturgico il suono delle campane viene, considerato come tutte le altre fonti sonore; 

– l’uso liturgico delle campane deve sottostare alle disposizioni del l’Autorità ecclesiastica competente in materia; 

– in assenza di queste disposizioni, e in presenza di circostanze di fatto che comportano il superamento della soglia della normale tollerabilità, anche il «suono liturgico» può essere contro la legge citata. 

Pertanto per l’Arcidiocesi di Bologna si richiamano le seguenti disposizioni:

1 – Responsabile dell’uso delle campane è il parroco o rettore della chiesa.  L’accesso alle campane sia sempre protetto da una chiusura a chiave, la quale deve essere custodita dal Rettore della chiesa o da persona lui incaricata.

2 – Si conservi nei campanili dell’Arcidiocesi la possibilità del suono a «doppio bolognese». Pertanto prima di introdurre innovazioni tecniche per elettrificare il suono delle campane, si consulti l’ordinario (cfr.Boll.Arc.11/1990, pp.390-391).

3 – Il compito del campanaro, è ritenuto un vero e proprio «mistero», seppure nel senso lato di questo termine, in quanto è al servizio della liturgia e della vita della comunità cristiana. In questo spirito si auspica che nei campanari venga coltivato anche l’amore alla liturgia e la coerenza della vita cristiana.

3 – Anche le iniziative promosse dalle associazione dei campanari con lo scopo di perfezionare la loro arte ed educare il popolo cristiano alla bellezza del suono a doppio (come le Gare campanarie e le relative prove) rimangono nella competenza dell’Autorità Ecclesiastica.

Per queste manifestazioni si ricorda di avere l’avvertenza di scegliere campanili non inseriti in contesti urbani, e quanto agli orari non si vada oltre alle ore ventuno (o ventidue con l’ora legale).

4 – Si conservi l’uso del suono dell’Ave Maria soprattutto a mezzogiorno, ma anche al mattino e alla sera, secondo l’usanza di tre brevi tratti, che nell’insieme non superino 120 secondi (soprattutto quando viene fatto con meccanismo elettrico o diffuisore elettronico).

5 – Si conservino i segnali tradizionali per le funzioni liturgiche, adeguandosi al grado di solennità dei giorni e delle azioni liturgiche, secondo le usanze locali. 

Limitarsi ad un semplice suono per le Messe o azioni liturgiche celebrate in giorno feriale.

6 – Evitare di suonare le campane durante la celebrazione della Messa; anche cosiddetto «doppio dei Sanctus» non ha più alcuna motivazione liturgica.

7 – Per le mutate condizioni della vita moderna, e per evitare comprensibili disagi, soprattutto dove i campanili sono in zone urbane, è vietato l’uso delle campane dopo le ore ventuno (ventidue con l’ora legale).  Fanno eccezione la notte di Natale e la Veglia di Pasqua.

8 – E’ possibile usare, per i segnali delle funzioni liturgiche, le apparecchiature elettroniche, con amplificazione sul campanile. Si abbia l’avvertenza di orientare i diffusori in modo che nella loro traiettoria non incontrino abitazioni troppo vicine, che sarebbero eccessivamente disturbate.

9 – Si conservi la tradizione di suonare i doppi in occasione delle maggiori feste liturgiche (Natale, Ascensione, Pentecoste, Corpus Domini, Tutti i Santi, ecc. e nelle principali Feste Mariane) e nelle ricorrenze di feste parrocchiali ( Patroni, anniversari, ecc.). 

In tali festività si suoni qualche doppio prima della Messa principale del mattino, e prima della celebrazione pomeridiana. Durante le processioni, se si suonano i doppi, si alterni il suono delle campane con canti e preghiere. Per i morti, soprattutto in campagna, si mantenga l’usanza del suono della «passata» e dei rintocchi lenti durante il funerale. 

10 – Anche per i suoni di cui al n. 9 si possono usare registrazioni e amplificazioni elettroniche: non si ecceda però nella durata delle riproduzioni, che risultano sempre più fastidiose del suono prodotto dalle campane in movimento.

Bologna, 8 settembre 1999

                     + Claudio Stagni

       Vescovo Ausiliare

Vicario Generale

 

 

 

Cancelleria Arcivescovile Prot. 2697 Tit. 1 Fase. Anno 2003

ATTI DEL VICARIO GENERALE

DISPOSIZIONI SUL SUONO DELLE CAMPANE

Le recenti normative in tema di inquinamento acustico sempre più spesso chiamano in causa il suono delle campane, forse anche con qualche motivazione ideologica.
In data 10 maggio 2002 la C.E.I. inviava agli Ordinari Diocesani la circolare n. 33 su “La regolamentazione del suono delle campane”, invitando a dare disposizioni, che nella nostra Diocesi erano già state date, nello spirito della stessa circolare, in data 8 settembre 1999 (Bollettino dell’Arcidiocesi di Bologna pag. 163).
In questi anni, oltre a qualche lamentela per la durata dei segnali, il volume delle amplificazioni elettroniche, e gli orari (vedere a riguardo le disposizioni del 1999), è stata segnalata l’introduzione di carillons o melodie musicali riprodotte in particolare all’ora del mezzogiorno o dell’Ave Maria alla sera.
Al riguardo, è bene osservare che queste usanze (la cui introduzione è stata estremamente facilitata dagli strumenti elettronici), non appartengono alla nostra cultura e tradizione, e non rientrano nell’uso proprio dei segnali dei nostri campanili.
Da sempre, infatti, il suono del mezzogiorno e dell’Ave Maria della sera viene fatto con una sola campana, con due interruzioni (in modo da richiamare le tre invocazioni dell’Angelus), con una durata che in genere non supera i 120 secondi.
Restare legati alla nostra tradizione e cultura, e all’uso liturgico, è l’argomento che può dare forza alla difesa del suono delle campane; alcune “novità”, a volte di dubbio gusto estetico, il più delle volte ispirate a devozionismo, rischiano di prestare il fianco a denunce, con questioni difficilmente difendibili.
Pertanto, mentre si confermano le disposizioni emanate in data 08.09.1999, vengono date le seguenti norme integrative:
1. È fatto divieto di diffondere dai campanili con amplificazione elettronica musiche sostitutive dei tradizionali segnali liturgici od orari.
2. È pure vietato eseguire tali segnali con melodie suonate con le campane a carillon, che riproducano Ave Maria più o meno note (Ave di Lourdes, ecc.) o melodie di altri canti, anche liturgici.
3. Questo tuttavia non riguarda lo “scampanio” che è fatto occasionalmente in qualche festa, e con l’opera del campanaro direttamente sulle campane.
4. Le attrezzature attualmente in funzione con le suonate di cui ai nn. 1 e 2 devono essere disattivate entro due mesi dalla presente disposizione, e si da incarico ai Vicari Pastorali di verificarne l’attuazione.
 

Bologna, 18 dicembre 2003
 

L’ORDINARIO DIOCESANO
+ Claudio Stagni

Vescovo Ausiliare

                                            Vicario Generale

 

 

I lavori per la salvaguardia della tradizione continuano anche a Imola così ecco il recente documento

 

 

2 commenti:

  1. siamo a Modena e cerchiamo un libro o qualsiasi altro materiale sulle campane del territorio emiliano per un ragazzo di tredici anni che ha questa passione …potete darci qualche consiglio grazie mille

    • C’è un libro (in realtà sono 2 che si completano) scritto negli anni ottanta da Don Luigi Parmeggiani. Si Intitola: Campanili campane e campanari del Modenese edito da TEIC – Modena 1984. Sonpo passati diversi anni ed i dati non sono più aggiornati ma da comunque un’idea della storia e del mondo che c’è sulle torri. Il primo volume parla dei campanili di città ed il secondo della provincia. Il prete in questione esercitava nella parrocchia di S.Donnino della Nizzola e li ce ne dovrebbero essere ancora delle copie. Dimmi qualcosa se sono stato utile e veniteci a trovare in campanile, ne saremo contentissimi.

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